Marcello

9 novembre 2005

Flusso di coscienza n. 4

Flusso di coscienza n. 4
Ho un mal di testa faraonico.
Oggi è stata una giornata pazzesca.
Come ogni mattina mi sono svegliato alle 6:40 e ho baciato la mia bella, senza considerare l’effetto delle cipolle della cena precedente che suppongo le abbiano favorito il sonno per altri dieci minuti.
Ho preparato la colazione canticchiando il tema di Twin Peaks e speravo proprio di trovare una falena nella mia tazza di Nescafè Nestlè, si proprio loro, proprio quelli che estraggono i chicchi di caffè dalla merda dei bambini africani che poi uccidono col latte in polvere. Invece mi sono dovuto ricredere perché di falene, nemmeno l’ombra. Le ha mangiate tutte il gatto l’altra sera, davanti ad un bel boccale di birra rossa.
Dopo due ore, mentre sfogliavo il giornale per ricollegarmi al resto del mondo conosciuto, la mia bella ha fatto il suo ingresso trionfale e anche un po’ tronfiale in sala da ballo, dove siamo soliti passare gran parte della giornata a guardarci riflessi negli specchi alle pareti.
Aveva fame la piccola, per niente paga dei suoi oltre 120 chili di lardo prorompente. Una libidine a letto quando mi perdo letteralmente fra le sue pieghe.
Mi sono così sentito in obbligo di preparale una carrozza di latticini al salame, dentro un secchio con due uova sopra ed una bella mazza da baseball rossa in alluminio.
Dopo altre due ore e due vasche in piscina abbiamo preso la nostra porsche per andare in ufficio dove ci aspettavano tutti i dirigenti dell’azienda, pronti per essere sculacciati dal sottoscritto e derisi dalla mia bella.
Il migliore di loro, il quarto da sinistra, sta ancora chiedendo pietà ora che è appeso alla statua del Dio Fiore, nel parco di fronte alla mensa aziendale.
Gli altri topi, per lo più stanchi dello spettacolo hanno preferito dileguarsi all’interno dei loro uffici, per continuare a far finta di lavorare.
E finalmente è giunta l’ora di pranzo.
Un lauto pasto a base di panini con hamburger, specialità del nostro cuoco Ranchero, messicano per metà e per metà hamburger egli stesso.
Il rutto di commiato ci ha lasciato l’amaro Montenegro in bocca, e questo mi ha fatto molto piacere, specie la seconda volta. Sapete, non è semplice sapere con chi si ha a che fare in questi frangenti.
Di nuovo alla mia scrivania, a lavorare sodo per salvare le sorti di questo pianeta, ho composto tre romanzi e sovrascritto due file di cui almeno uno non era mio. Un po’ di verticalizzazione, una telefonata al secondo piano, facendo pieno sfoggio di me e della mia brillante cravatta ciondolando sulla balaustra del terrazzo, così, solo per gingillarmi e farmi notare dalle bionde e poi via verso Laltrapartedellacittà, un luogo di perdizione ai confini della realtà in cui ogni uomo si reca almeno una volta nella sua vita per estraniarsi.

Tutto questo solo per farvi capire che adesso, finalmente seduto tra le mie semplici 3 mura ed un soffitto spiovente, posso rendervi partecipi della mia entusiasmante giornata e farvi capire, purtroppo solo in parte, il motivo della mia spossatezza.
Non è facile essere splendido splendente, specie quando sei costretto a passare tutto il tuo tempo libero in un luogo chiuso a contatto con persone brutte e fuori classe, mentre guardi con occhi sognanti lo skyline della città e pensi alle milioni di persone che in quel momento ti stanno desiderando ardentemente.

  • Zia Selma novembre 10, 2005 15:23:09 2

    Capisco.

  • George Stone novembre 10, 2005 12:05:57 1

    Stai male… molto male… malissimo

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