Marcello

16 gennaio 2006

I lavapiatti del secondo regime

I servizi segreti mi avevano trovato e non potevo più nascondermi.
Guadagnai qualche minuto rannicchiandomi sotto un cespuglio, giusto in tempo per togliere la maschera da fisiatra ed indossare il nuovo kilt.
La luce della torcia mi illuminò un piede e poi tutta la gamba, senza lasciare alcun dubbio.
“E’ li, prendetelo!”
I cani iniziarono ad abbaiare rabbiosamente e potevo sentire il loro affannoso respiro avvicinarsi sempre più.
Incominciai a scavare: fu l’unica cosa che mi venne in mente e a quanto pare sembrò la cosa più giusta da fare.
Non appena mi raggiunsero mi salutarono e invece di azzannarmi alle caviglie come pensavo mi aiutarono a scavare, ed incominciarono a chiacchierare del più e del meno come se niente fosse.
E’ così che scoprii che uno di loro era il famoso Dingo, capo dell’esercito rivoluzionario separatista, da anni al comando di un manipolo di ribelli disadattati il cui unico scopo era quello di conservare segatura.
Dingo mi disse di essere finito a servizio del Governo dopo aver capito che la segatura era solo una noiosa seccatura e che la nuova paga sarebbe stata degna del migliore sommelier parigino.
Passarono 20 minuti e la fossa divenne abbastanza larga da lasciarmi intravedere uno spiraglio di luce: eravamo finalmente arrivati dall’altra parte.
Salutai Dingo con un forte abbraccio e mi infilai nell’apertura, sorridendo a quattro ganasce.

  • stefano gennaio 23, 2006 12:36:35 1

    sei un fottutissimo genio…

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