L’uccellatore dissetante incominciò a prendere a botte il tronco di legno senza badare a spese. Ogni colpo corrispondeva ad un sonoro peto e ad ogni peto un vicino di branda, ancora spossato dalla recente battaglia, sibilava parole senza senso.
“Ti prego, concorde, smettila di frastornare quel povero tronco. E’ inutile sfogare la propria rabbia su cose inanimate. Non possono rispondere.”
Ma l’uccellatore continuava imperterrito a perpetrare la sua opera di devastazione, rifiutandosi di ascoltare oltre.
“Non mi resta che torturarti allora” disse il Seppione. E urlando a squarcia gola liberò tre tigri dalla gabbia poco più su e le costrinse a raccimolare un po’ di danaro prima di fare ritorno alla base.
Passarono così i giorni, mentre dall’altra parte del mondo due ragazzi di nome uguale subivano lo stesso tipo di trattamente da altrettanti manganelli.
Un poliziotto, sicuramente di origini messicane, percuoteva Francord con precisione millimetrica, come se un fabbro gli avesse messo il pepe in culo a suon di meraviglie. Dall’altro capo della strada Francord guardava attonito, conscio di stare osservando in diretta la sua futura sorte. In cuor suo sapeva benissimo che avrebbe potuto scappare a gambe levate e dileguarsi fra le strade buie del quartiere, ma la sua dannata curiosità degna di un filantropo non gli lasciava muovere un solo passo.
Stanco ma soddisfatto, continuava a mescere dal suo otre migliaia di olii diversi, due dei quali sapevano di biondo dal profondo del cuore.
Alla fine decise di andarsene aprofittando del silenzio assordante causato da un treno a protoplasmina che per caso passava da quelle parti.
uhm… guarda che certe sostanze danneggiano profondamente il cervello… credo tu non ne abbia assunta alcuna.
Ecco bravo, adesso rispondi al cellulare che sta vibrando sulla scrivania e poi andiamo a pranzo.
…minchia, quanto stai male…………