Marcello

3 dicembre 2006

Da una canzone all’altra

Il gatto mi ha azzannato una gamba e si è girato a guardarmi. Credo volesse che lo inseguissi in giro per casa: vuole giocare.
Io invece mi sono sdraiato sul divano e ho fissato il soffitto, sapendo che l’avrei deluso ma privo di qualsiasi energia per intraprendere quella sfida.
Il soffitto dopo qualche secondo mi ha parlato, con una voce sottile e roca, come se avesse assorbito il whisky invecchiato dei vicini del piano superiore, come se avesse fumato sigari cubani arrotolati sulle cosce delle giovani ragazze del posto, qualunque posto esso sia.
Mi ha detto: “Figliolo, se solo sapessi cosa ti aspetta, se solo dessi ascolto alle mie parole, almeno per una volta, capiresti fino in fondo come gira il mondo”.
Anche questa volta ho deciso di non ascoltarlo ma mi sono concentrato sul respiro del divano, un soffio continuo e profondo, che mi culla col suo dondolio uniformemente contrario, profondamente disuguale all’altro.
Ma fermiamoci a riflettere un attimo: è semplicissimo scrivere mentre si ascolta musica. Che gran scoperta! Mai stato così fluido in queste cose. Il trucco sta nel non pensare, nello scrivere e non farsi domande e soprattutto non rileggere. Faccio pure pochissimi errori di battitura.
Non sono un battitore perché ho sempre preferito osservare da fuori.
Adoro guardare quello che fa la gente. Al supermercato per esempio, mentre sono intenti a scegliere le pere, o c’è quel signore strano coi baffi lunghi e capelli radi che accompagna la madre a fare la spesa.
E’ un abitudinario, lo conoscono tutti: secondo me è profondamente triste.
D’altra parte se vive ancora con la madre a 40 anni evidentemente non ha tutte le rotelle a posto.

Poi ho visto la pietra piangente, una signora grassoccia e bassa con le calze lunghe e le ciabatte. Una figura inquietante, tutta concentrata nella scelta del cipollotto giusto per la zuppa: sempre uguale, sempre lo stesso sapore.
Il marito sicuramente non l’ama più. E’ bruttissima. Anche il marito è bruttissimo ed anche lui non è più amato. Anzi, non lo è mai stato.
Quando sei ragazzino e vivi alla giornata e non pensi a niente, ti capita l’occasione di trombare, sbagli e ti trovi padre a 18 anni. Che inculata!
I tuoi figli nascono con in baffi, già a 2 anni ruttano, anche se sono femminucce, e poi usano quei vestitini rosa da prima elementare e non se li tolgono mai. Sono sempre sporchi di gesso. Blu.

Incantamento! Da molto ho pensato a te. Da poco ti ho parlato ma tu eri girato dall’altra parte e scrivevi frasi senza senso su un quadernetto nero: probabilmente le tue memorie. Poi hai iniziato a drogarti e da allora non sei stato più lo stesso.
Come una febbre a quaranta sei rimbalzato quattro volte e poi hai urlato frasi sconnesse che solo il Polo Sud avrebbe compreso negli anni successivi.

Ma d’altra parte, con tutte queste cose serie di cui sentiamo parlare ogni giorno, ed io si che sono stanco adesso, come si può dirne di più serie?
Lasci che tutto scorra lentamente, te ne fotti, fai finta di nulla e ridi. Gli altri crederanno che sei pazzo, forse anche un po’ strano, si, pericoloso. Meglio! In questo modo ti lasceranno in pace, ti saluteranno per cortesia, tu ricambierai con un sorriso fintissimo e continuerai per la tua strada, scavando buche nel tuo personalissimo orticello e guai a chi lo tocca!

Il batterista dei Porcupine Tree è un cazzo di chirurgo.

Shh, delicatamente suona un flauto di traverso e un urlo a squarciagola schiarisce le idee. Chi sei tu fata maccheronica? Da dove sei venuta? Quale è il tuo vero nome? Io sono preso da mille imbarazzi e difficilmente potrò venire alla festa in tuo onore. Però salutami lo stesso il cambriano, pare sia cambiato molto in questi ultimi anni. Gli sono anche ricresciuti i capelli nonostante non avesse più posto dove metterli. Ma sai come sono queste persone. Suonano stornelli americani che solo i popoli dei paesini di montagna riescono a capire veramente. Poi entrano chitarre zum zum, belle sature e distorte e tutto si fa più nordico. E’ bellissimo. Magari sempliciotto e facile però cazzo! Ad averle certe idee! Non è più così facile da quando non hai tutto il tempo libero che avevi prima.

Abbiate pazienza.
Seu Jorge mi manda a letto.

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