Questa notte mi è apparsa in sogno la soluzione a tutti i misteri di Lost. Eccone un breve resoconto:
Ben era ad un telefono pubblico all’interno di una stanza che poteva essere la sala d’aspetto di un dottore o qualcosa del genere. Ad un certo punto, da una porta laterale, entra in scena Jerry Calà che, a mo di cappellaio matto, lo conduce verso una scala, per svelargli alcuni misteri.
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Premessa: per comodità dividerò il sogno in scene.
Scena 1: vado in un negozio a comprare dei bastoncini di incenso. E’ un negozio tipo erboristeria/negozio di prodotti biologici/equiesolidali. Vedo solo un tipo di bastoncini e chiedo alla proprietaria se hanno solo quelli. Mi risponde che gli altri ci sono ma sono ancora inscatolati, vanno cercati. Nell’attesa, viene allestito un assaggio di prodotti biologici e ci invita a restare.
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Salivamo su un promontorio (tipo Sella del diavolo). Con mia grande sorpresa, una volta arrivati in cima mi rendo conto che il mare, anzichè essere svariati metri sotto di noi, era esattamente al nostro livello: c’era una piccola spiaggia e le barche dei pescatori stavano rientrando in quel momento, raccogliendo le reti.
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Sognavo di arrivare tardi ad un esame di logica, dove tu, Marcello, non solo eri arrivato in orario, ma avevi anche già terminato. Si trattava di un compito scritto in cui l’esercizio era basato su la somma dei quadrati ax2-bx+c ma al posto di lettere e variabili c’erano disegni (es, Mezzobusto,giubbotto elevato stella +testa,giubbotto+hamburger). Il panico di non aver studiato e di non conoscere la soluzione era fomentato dal fatto che Marcello non accennava ad aiutarmi. Dissolvenza e risveglio.
Ho sognato di essere a una festa di incontrare una ragazza che andava in giro con un gatto abissino in braccio (gli abissini sono i miei “gatti di marca” preferiti. n.d.A.). Segue dialogo:
IO: Che bello!! E’ tuo?
LEI: No, questo non è mio, ma a casa ne ho uno.
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Ho sognato di strani computer collegati in rete.
Il loro scopo era lo studio di alcuni affioramenti rocciosi dalle profondità marine che uscivano dall’acqua come sommergibili in emersione.
I computer si trovavano in un piccolo appartamento e dovevo configurare correttamente il loro proto-ano affinchè il collegamento in rete funzionasse a dovere.
Camminavo su un ponte, ma non un ponte in legno o tibetano, un normalissimo ponte su un normalissimo canale mezzo secco!
ad un tratto davanti a me cammina un bambino sui 10 anni, biondino, molto magro, con un giubbetto di jeans.
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Casa dei miei sorgeva vicino ad un antico castello medievale, collegata ad esso da un ponte che dal cancello sul balcone della cucina portava al portone principale del vecchio edificio.
Dentro il castello viveva il Diavolo.
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Ho un ricordo sfumato di tutto il resto però riesco a rivedere l’immagine di me e Silvia alla guida di una non meglio precisata automobile. Decidiamo di imboccare una strada di campagna per arrivare prima (dove?). E’ una di quelle strade in terra battuta con al centro una striscia di spighe di grano folta e continua.
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Mi trovavo in un locale notturno, forse un pub, con alcuni amici di cui non ricordo il viso. Ad un certo punto decido di andare via e inizo a passeggiare per le stradine desolate del centro storico, strade strette e buie come se ne possono trovare a Castello.
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