Un respiro affannoso di violini, all’interno di una stanza senza porte ne finestre, completamente bianca.
Vorresti uscire ma non sai come ed il suono diventa insopportabile. L’atmosfera si riscalda e ti metti a urlare.
Dopo qualche secondo entra un uomo molto alto con l’espressione confusa e ti chiede “A che ora passa l’ultimo autobus per il centro?”
continua…
Mi viene in mente una mezza parola, la digito su Google ed ottengo il resto.
Ho un vago ricordo di qualcosa, digito qualche lettera su Google ed ecco a cosa stavo pensando.
Parlo a metà perché non ho bisogno di esprimere tutti i concetti. Mi basta dire mezze parole ed il completamento automatico fa il resto.
Le persone mi guardano con sospetto, come se avessi qualche disturbo mentale, ma vi voglio rassicurare: va tutto bene.
E’ che mi sto fondendo con la rete, sto assumendo una forma indistinta: potete scrivere le prime lettere del mio nome su Google e mi trovate.
Ho un ranking molto elevato tra i risultati di ricerca.
Faccio un mezzo pensiero e ho tutto quello che mi serve: per questo adesso posso anche spegnermi.

Giornate strane, ultimamente.
Dev’essere stato il fish & chips pasquale o forse la birretta di troppo, ma mi sento british.
Il blog è costantemente sotto attacco spam: ogni giorno alcuni post vengo commentati più o meno automaticamente da non meglio specificati esseri (uomini o macchine, non saprei). Di solito i commenti vertono sul sesso tra varie forme di esseri viventi. Devo trovare il modo per risolvere o almeno limitare il fenomeno: se qualcuno ha un’idea brillante, alzi una manina.
Poi verrà il momento dei CD e dei DVD, che nel tempo troveranno il loro spazio e nello spazio la loro giustificazione che solo il tempo impolvererà.
Poi arriverà una scrivania bianca e, possibilmente, anche una libreria che daranno un po’ di giustizia a tutto questo verde che mi circonda.
Alla scrivania non può che seguire un iMac, come naturale conseguenza; poi una serie di di ottimizzazioni senza fili per i nostri momenti di relax.
Il gatto mi ha azzannato una gamba e si è girato a guardarmi. Credo volesse che lo inseguissi in giro per casa: vuole giocare.
Io invece mi sono sdraiato sul divano e ho fissato il soffitto, sapendo che l’avrei deluso ma privo di qualsiasi energia per intraprendere quella sfida.
Il soffitto dopo qualche secondo mi ha parlato, con una voce sottile e roca, come se avesse assorbito il whisky invecchiato dei vicini del piano superiore, come se avesse fumato sigari cubani arrotolati sulle cosce delle giovani ragazze del posto, qualunque posto esso sia.
Mi ha detto: “Figliolo, se solo sapessi cosa ti aspetta, se solo dessi ascolto alle mie parole, almeno per una volta, capiresti fino in fondo come gira il mondo”.
Anche questa volta ho deciso di non ascoltarlo ma mi sono concentrato sul respiro del divano, un soffio continuo e profondo, che mi culla col suo dondolio uniformemente contrario, profondamente disuguale all’altro.
Ma fermiamoci a riflettere un attimo: è semplicissimo scrivere mentre si ascolta musica. Che gran scoperta! Mai stato così fluido in queste cose. Il trucco sta nel non pensare, nello scrivere e non farsi domande e soprattutto non rileggere. Faccio pure pochissimi errori di battitura.
Non sono un battitore perché ho sempre preferito osservare da fuori.
Adoro guardare quello che fa la gente. Al supermercato per esempio, mentre sono intenti a scegliere le pere, o c’è quel signore strano coi baffi lunghi e capelli radi che accompagna la madre a fare la spesa.
E’ un abitudinario, lo conoscono tutti: secondo me è profondamente triste.
D’altra parte se vive ancora con la madre a 40 anni evidentemente non ha tutte le rotelle a posto.
Poi ho visto la pietra piangente, una signora grassoccia e bassa con le calze lunghe e le ciabatte. Una figura inquietante, tutta concentrata nella scelta del cipollotto giusto per la zuppa: sempre uguale, sempre lo stesso sapore.
Il marito sicuramente non l’ama più. E’ bruttissima. Anche il marito è bruttissimo ed anche lui non è più amato. Anzi, non lo è mai stato.
Quando sei ragazzino e vivi alla giornata e non pensi a niente, ti capita l’occasione di trombare, sbagli e ti trovi padre a 18 anni. Che inculata!
I tuoi figli nascono con in baffi, già a 2 anni ruttano, anche se sono femminucce, e poi usano quei vestitini rosa da prima elementare e non se li tolgono mai. Sono sempre sporchi di gesso. Blu.
Incantamento! Da molto ho pensato a te. Da poco ti ho parlato ma tu eri girato dall’altra parte e scrivevi frasi senza senso su un quadernetto nero: probabilmente le tue memorie. Poi hai iniziato a drogarti e da allora non sei stato più lo stesso.
Come una febbre a quaranta sei rimbalzato quattro volte e poi hai urlato frasi sconnesse che solo il Polo Sud avrebbe compreso negli anni successivi.
Ma d’altra parte, con tutte queste cose serie di cui sentiamo parlare ogni giorno, ed io si che sono stanco adesso, come si può dirne di più serie?
Lasci che tutto scorra lentamente, te ne fotti, fai finta di nulla e ridi. Gli altri crederanno che sei pazzo, forse anche un po’ strano, si, pericoloso. Meglio! In questo modo ti lasceranno in pace, ti saluteranno per cortesia, tu ricambierai con un sorriso fintissimo e continuerai per la tua strada, scavando buche nel tuo personalissimo orticello e guai a chi lo tocca!
Il batterista dei Porcupine Tree è un cazzo di chirurgo.
Shh, delicatamente suona un flauto di traverso e un urlo a squarciagola schiarisce le idee. Chi sei tu fata maccheronica? Da dove sei venuta? Quale è il tuo vero nome? Io sono preso da mille imbarazzi e difficilmente potrò venire alla festa in tuo onore. Però salutami lo stesso il cambriano, pare sia cambiato molto in questi ultimi anni. Gli sono anche ricresciuti i capelli nonostante non avesse più posto dove metterli. Ma sai come sono queste persone. Suonano stornelli americani che solo i popoli dei paesini di montagna riescono a capire veramente. Poi entrano chitarre zum zum, belle sature e distorte e tutto si fa più nordico. E’ bellissimo. Magari sempliciotto e facile però cazzo! Ad averle certe idee! Non è più così facile da quando non hai tutto il tempo libero che avevi prima.
Abbiate pazienza.
Seu Jorge mi manda a letto.
Molte persone hanno paura dell’inverno ma a me piace. Mi piace l’odore dei caminetti accesi in giro per Quartu, la gente che passeggia in centro a Cagliari e che sembra stia sempre facendo acquisti per le feste.
Tutti si vogliono bene e tutto scorre sereno.
Nella mia mente.
La realtà è che cambia poco o niente. Ultimamente ho il cuoio capelluto molto secco ed in testa ho prurito. Devo cambiare shampoo.
Non riesco a capire se Stefano e Nanà sono riusciti a ricevere i miei SMS nei loro rispettivi luoghi perfettamente simmetrici rispetto a qui.
Buon proseguimento a tutti.
Tra un taralluccio e due bicchieri di vino ho notato che i carciofi sott’olio rassomigliano alle falene.
Ho fatto così una ricerca ed effettivamente è saltato fuori che il 45% del contenuto di un barattolo di carciofi sott’olio è composto da grosse falene, del tipo che gira sopra le nostre tavole durante le cene estive.
Il cibo non deve essere illuso.
Nel momento in cui lo si infilza nella forchetta esso darà per scontato che verrà mangiato nel giro di qualche secondo.
Qualora questo non avvenisse bensì fosse lasciato trascorrere troppo tempo tra l’azione dell’infilzaggio e quella del mangiaggio, il cibo tenderà a disilludersi fino ad adottare, spesso, soluzioni estreme come il suicidio, lanciandosi nel vuoto tra le braccia dei compagni ancora in attesa di sorte dentro il piatto sottostante.
Esistono due tipi di uomini.
Il primo tipo non è del migliore però parla ai gavalli.
Il secondo invece non sa leggere.
Il terzo, che non ho menzionato per dovere di cronaca, non sa guardare le figure.
Il terzo, sul quale verrà scritto un libro per grazi divina, ha asserito da poco davanti alle telecamere: “Io leggo moltissimi libri, ho spesso fame e quando navigo sul web creo distanze. Il mio unico problema è che non capisco le immagini. Quando vedo un’immagine mi emoziono, la guardo ma non la comprendo e così continuo finché non mi sento male e vomito”.
A volte mi capita di assistere a lunghissime disquisizioni dentro la mia testa.
In particolare quando sono contentrato o sto facendo qualcosa di ripetitivo, incomincio a sentire delle voci, come se qualcuno alle mie spalle discutesse con un altro interlocutore.
Mi ricord che una volta in facoltà, per tutto il pomeriggio, un gruppo di persone discusse animatamente su cosa fare la sera. Fra di loro c’erano anche alcuni bambini che urlavano e giocavano e tutto ovviamente, avveniva nella mia immaginazione.
Stasera mentre mi sbattevo per risolvere un problema di CSS con quel bastardo di Micro$oft Internet Explorer c’era un gaggio che schiamazzava e imprecava con qualcun’altro su qualcosa di cui non sono riuscito ad afferrare nulla mentre, a poca distanza da li, Marilisa rimproverava Stefano su un certo tipo di ricetta.
Molto vago lo so, ma non so dirvi altro: ero distratto dalle mie mansioni e non potevo seguire i discorsi altrui.
Forse potrebbero essere considerati sogni ad occhi aperti, come se una parte del mio cervello si addormentasse?
Ad ogni modo è divertente ![]()
Era da molto che non mi soffermavo a scrivere qualcosa su queste pagine.
Uno dei motivi fondamentali era che non avevo assolutamente nulla da dire.
“La casa gialla costeggiava una strada desolata e la notte scura era inebriata dalla brezza marina mentre i numerosi grilli cantavano una melodia estiva che riesumava antichi ricordi perduti nei tempi lontani”.
Contate gli aggettivi. Sono moltissimi. E’ così che scrive l’autore del libro che sto leggendo in questo momento. Non gli farò pubblicità. Dirò solo che il titolo del libro è “Anima Mediterranea” e che lui si chiama “Eugenio Campus”.
Non è un brutto libro.
La storia è interessante ma talvolta poco scorrevole e l’uso quasi aggressivo degli aggettivi mi mette l’ansia.
Un sufficiente libro di circa 300 pagine sarebbe potuto essere un buon libro di 150 pagine.
Vabbè.
Fuori piovre ma adesso il Maestrale. Quest’anno ho preferito non chiamarlo a gran voce per non suscitare l’ilarità altrui ma ad un certo punto ho pensato che sarebbe stato il caso di costruire artifici focali.
Il problema è sempre lo stesso: l’umidità. Se non badate al disordine in casa potete sempre prendere appuntamento dal mio oculista di fiducia che scompone orzo per ricavarne febbre da cavallo.
Anche il rosso è un colore a cinque livelli di progesterone. Non ho idea di cosa sia il progesterone però mi viene da scrivere progesterno e quindi lo lascio così.
Sapevo che non sarei riuscito a comporre niente di più di questo.
Tra l’altro non riesco a modificare più il mio sito. Mi sembra perfetto così.
In compenso sto lavorando ad una cosa simpatica che sarà utilissima ad un sacco di persone.
Quando diventerò famoso passerò il tempo a giocare a scacchi con un nano biondo mentre il gatto fumerà pipe elastiche urlando: “John Sempleton, io non sono il tuo schiavo personale!!!”
Il mio corpo sta cambiando.
Sento che i denti sono di troppo, sono nel posto sbagliato e comunque non mi appartengono più.
Toccarli con la lingua mi provoca una sensazione strana.
Vorrei provare a toglierli, per lasciare spazio a quello che sta spingendo, qualcosa di nuovo, un nuovo organo di cui non conosco ancora la forma nè il suo utilizzo. L’unica cosa che so è che dovrà sostituire i denti.
Spero che la mini-aspirapolvere all’interno della lingua riesca a rimuovere i detriti.
Di solito la utilizzo per aspirare gli avanzi di cibo ed è molto utile perché non avanza niente e digerisco tutto.
Questa volta però dovrà fare un lavoro molto più complicato e potrebbe ingripparsi. In questo caso dovrò rimuovere anche la lingua, almeno finché non me ne mandano una nuova dal centro assistenza.
Spero di non dover ricorrere alle ginocchia per parlare: odio quando succede.