Economia del kamikaze, di Beppe Grillo.
Sottoscrivo in pieno.
Continuando ad odiare e reprimere nel nome della nostra cultura (come se fosse l’unica possibile) non faremo altro che alimentare questa loro risposta violenta.
Dobbiamo imparare ad essere i primi a moderare i termini e promuovere giustizia umana e sviluppo sostenibile.
Certo, la Coca Cola potrebbe non essere d’accordo.
Anche le grosse aziende petrolifere immagino che non avrebbero interesse nel comportarsi da “persone oneste”.
Io nel mio piccolo cerco di fermarmi agli stop e rispettare le precedenze.
Io non credo nella sfiga.
Anzi, non voglio crederci.
A prescindere dalle mie convinzioni e dai miei tentativi di auto-coinvincimento Silvia decise di farmi un bel regalo di compleanno a Maggio: un fine settimana lungo a Parigi, città che amo particolarmente.
Tutti i preparativi sono stati entusiasmanti, sfogliando guide e leggendo il maggior numero di informazioni utili per cercare di sfruttare al meglio il nostro tempo.
Due giorni prima della partenza, Alitalia ci chiama comunicandoci la cancellazione del nostro volo a causa dello sciopero dei controllori.
Vabbè.
Delusione e un pizzico di tristezza ma ce ne siamo fatti una ragione.
Ad oggi comunque non si è ancora visto il rimborso Alitalia, e abbiamo perso circa 80 euro per la penale dell’hotel.
Un mese fa decidiamo di levarci quell’amaro sapore di sconfitta e così, di punto in bianco, prenotiamo un altro fine settimana lunghetto a Londra.
Devo aggiungere altro?
Lo capite da soli, giusto?
Ok, Easyjet ci ha dato l’opportunità di modificare le date del volo di andata e ritorno. Immagino che a Londra in questi giorni vogliano e debbano pensare ad altro piuttosto che stare a badare ai turisti italiani.
Ad ogni modo, eccoci quà con la nostra nuova carta d’imbarco: dal 5 all’8 Agosto.
Cos’altro succederà?
P.S.
Mi sono reso conto adesso che le uniche foto che non funzionano su Flickr sono le mie e quelle di Silvia…
Ok, prenoto per Lourdes!
Sentendomi oggi di umore satirico ho deciso di affrontare con voi un discorso semplice.
Alcune situazioni intriganti e bislacche possono essere capaci di farmi saltare i nervi.
Sviluppiamo assieme questi punti.
Punto primo. Perchè diavolo esistono persone al mondo che scordano completamente la loro dislocazione spazio-temporale e lo fanno proprio nel momento in cui sono al volante della loro macchina, in mezzo al traffico e, ovviamente, a cavallo della linea di mezzeria o ad un incrocio?
Oppure quei simpatici figuri che, volume dello stereo a palla, decidono di essere “il padrone della strada” (in sardo, su meri e s’arruga) e cambiano corsia senza segnalarlo con l’indicatore di direzione, rallentano, accelerano, ti si piazzano dietro e fanno gli abbaglianti perchè hanno fretta (…di cacarti la minchia, forse?).
Secondo punto. Parliamo di quegli scenziati, quei lumi della ragione che decidono di tutelarsi ma anche di proteggere il prossimo suonando un lieve quanto insistente colpo di clacson ad ogni fottutissimo incrocio.
Io abito al primo piano: lo ammetto sono di parte.
Perchè cazzo mi devo sorbire la loro infinita idiozia, specie di notte, quando gli basterebbe rallentare un tantino e casomai fare un segno con gli abbaglianti?
Punto terzo. Le “apiscedde” sono le Api, quelle magnifiche vetture che non sono altro che un incrocio fra una Vespa e una scatola di cartone, una scoreggia ed una tartaruga…fate voi.
E’ mio modesto parere che questi trabiccoli siano oltremodo fastidiosi, rumorosi ed infinitamente lenti!
Perchè diavolo li fanno girare nelle strade a scorrimento veloce?
Sono pericolosissimi perchè ti portano all’esaurimento nervoso negli infiniti tentativi di sorpasso, mentre cerchi di evitare un frontale con le macchine che vengono dall’altro senso di marcia.
Che poi, scorrimento veloce è una mezza bugia. Anche all’interno delle strade cittadine in cui il limite è di 50 km all’ora sono un problema, perchè vanno al massimo a 10 km orari.
Punto quarto. L’altro giorno mi sentivo allegro. Era una bellissima domenica e, salito in macchina con la mia dolce metà, decidemmo di andare al mare a fare due bracciate nell’acqua settembrina, la migliore di tutto l’anno.
Ero fermo ad uno stop. Spunto un poco per sincerarmi della presenza di macchine sulla destra o sulla sinistra prima di impegnare l’incrocio e noto una sola macchina proveniente dalla mia sinistra con la freccia tirata ad indicare la sua precisa intenzione di girare alla sua destra, ovvero di inserirsi nella stessa strada da cui io stavo uscendo.
Ho pensato: “Perfetto, tu giri quindi non mi vieni addosso mentre io esco dallo stop e ti passo di fianco”.
Ovviamente la tipa al volante di quell’auto ha tirato dritto, senza minimamente pensare di girare alla sua destra come tuttavia suggeriva l’indicatore di direzione da lei stessa (e da chi sennò) inserito.
Non allarmatevi, non mi si è conficcata sulla portiera: riuscii a frenare in tempo e così fece lei.
La cosa divertente è stata la sua reazione. Incazzata come una iena mi gesticolava contro segni minacciosi, come se io avessi deciso di mia sponte di farle un dispetto.
Ho pensato: “Ok, non si è resa conto di aver inserito la freccia” e le ho fatto notare gentilmente la cosa urlandole contro e indicandole la lucina che ancora lampeggiava.
Lei è rimasta ammutolita. L’amica che le sedeva di fianco, evidentemente frustrata per una vita condotta nella demenza e nell’ignoranza ha pensato invece di continuare ad imprecarmi contro.
In un film horror sarei dovuto scendere dalla mia macchina, tirare fuori la motosega dal cofano e segarle via un braccio, lo ammetto.
Qual’è la morale? Non lo so.
Dovremmo forse essere un po più tedeschi?
Le cose che mi fanno perdere le staffe:
Ok, capisco di poter apparire “genere-umano-fobico”, però stavo pensando:
…e se su ogni cartello di divieto che viene regolarmente ignorato, si aggiungesse la scritta eccetto idioti?

Non cambierebbe assolutamente nulla però le persone oneste che rispettano le regole troverebbero una, seppur mera, giustificazione al menefreghismo dei “furbi”.
Ho sempre apprezzato i primi venti minuti della giornata lavorativa, quando mi accomodo sulla sedia, accendo il Mac, leggo la posta e do uno sguardo veloce ad alcuni siti di news.Sono minuti preziosi perchè c’è silenzio.
I colleghi infatti, arrivano alla spicciolata e hanno ancora tutti la testa sul cuscino e come me cercano, in quei minuti di pace, un dolce risveglio o un percorso graduale per riconnettersi alla realtà.
Tutto scorre leggero e soffice, non c’è eccessivamente caldo e la giornata appare tutto sommato interessante e carica di aspettative.
Poi qualcuno incomincia a parlare di calcio.
Qualcuno si lascia scappare magari senza volerlo o senza rendersene conto, una parola tipo “partita” o “squadra” (riferendosi ad una “partita” di eroina o ad una “squadra” con la quale misurare il lato di un triangolo…).
E’ la fine.
I colleghi si alzano in piedi esultando ed iniziano a raccontare dell’ultima partita dell’Inter, del grande gol di Tizio e della meravigliosa parata di Caio.
Poi si passa all’immancabile Fantacalcio, agli acquisti del fine settimana e alle partite vinte e quelle perse.
Ci si sfotte un pò…mettere in forno a gratinare e servire caldo con un contorno di luoghi comuni.
Buongiorno a tutti, buon risveglio.
Buongiorno,
oggi ho fatto tardi, trattenuto da cause di forza maggiore in quel del cesso.
Ho avuto così il piacere di percorrere la solita strada verso l’ufficio ad un insolito orario e godermi il sole un po più alto, il minore afflusso di traffico e alcune rubriche alla radio di cui solitamente sento solo l’inizio.
E’ strano come dieci, forse quindici minuti, possano far cambiare completamente il sapore all’inizio giornata.
Forte di queste nuove emozioni, ho pensato:
La dittatura estroversa è una farsa perché non è più applicabile. Basta riflettere un attimo per capire che avrebbe le gambe corte ed in un momento sociale così evoluto come il nostro, proprio alla luce dell’esperienza pregressa, durerebbe un’inezia.
Il problema è casomai la dittatura introversa, quella silente e un po timida che stenta a riconoscersi e a farsi riconoscere come tale. Quella mediatica che arriva subdola all’interno delle nostre case tramite TV, radio, internet, riviste e della quale siamo il combustibile primario, la fantomatica linfa vitale. Difficilmente possiamo privarcene perché ci rappresenta ed è la nostra stessa affermazione all’interno di questa società.
Siamo diventati in qualche modo vittime di noi stessi e ci facciamo del male per continuare a potercene fare dell’altro. Risolviamo i nostri problemi creando cose complesse ed utilissime solo per poterne diventare dipendenti e quindi avere un nuovo problema da risolvere.
Il vero dittatore, attualmente, credo sia la nostra paura di essere inutili, il terrore, in una conversazione fra conoscenti, di dover ammettere che il nostro ruolo è privo di significato o comunque non porterà alcun contributo.
Oggi ho sentito alla radio che una catena di fa(s)t food statunitense ha “inventato” un nuovo panino, il Monster Thickburger. Doppio strato di hamburger, di formaggio, di pancetta e di maionese con attorno un bel panino al burro…
…e la ruota continua a girare.